Social media marketing

L’importante è che se ne parli

13.02.2019

Una delle strategie di marketing più emozionanti e coinvolgenti a cui si possa assistere, è senza alcun dubbio il Guerrilla Marketing, che mette l’interattività con in pubblico al centro di tutto.
Facciamo un passo indietro spiegando in poche semplici parole in cosa consiste: Il Guerrilla marketing nasce negli anni ’70 (eh già, non è così recente come sembra) si tratta di una forma di comunicazione non convenzionale e a basso costo (generalmente) che, attraverso l’uso creativo di mezzi e strumenti aggressivi fa leva sull'immaginario e sui meccanismi psicologici degli utenti finali. Il termine fu coniato da Jay Conrad Levinson nel 1984 dopo tattiche di guerriglia, come imboscate, scioperi, sabotaggio e guerra meschina. Usando gli stessi elementi che rendono vincenti queste tattiche di guerra, il Guerrilla Marketing replica principalmente la creatività, l’impatto visivo e la destabilizzazione.
Dopo questa breve nozione alla SuperQuark passiamo a quello che ci interessa di più, vedere la sua evoluzione.


Il caso di Blair Witch Project

Pietra miliare dell’evoluzione del Guerrilla Marketing è sicuramente il film “The Blair Witch Project”.
Sicuramente film che lascia a desiderare ma che grazie alla strategia di marketing messa in atto è riuscita a far parlare di sé praticamente a costo zero. Si tratta di un horror che si ispira ad una leggenda metropolitana riguardante alcune misteriose sparizioni nella città di Blair. Correva l’anno 1999 quando i registi del film idearono una campagna davvero originale, ovvero, fingere che fosse proprio una storia vera, a partire dalla sparizione dei personaggi del film con tanto di sito web che riportava i rapporti della polizia, interviste a testimoni e manifesti che offrivano ricompense a chi li ritrovasse. Il film fu pensato e girato come un falso documentario, come se i protagonisti non fossero degli attori e come se la storia alla base del film fosse vera. Gran parte del merito del successo fu proprio uscire quando internet già esisteva ed era diffusamente usato, ma il pubblico non aveva ancora sviluppato gli anticorpi alle bufale o fake news. L’operazione generò preoccupazione tra gli spettatori americani, ma nonostante le polemiche, la campagna fu un vero e proprio successo: un film costato poche migliaia di dollari ne incassò quasi 250 milioni.




Con il passare degli anni le strategie di marketing si affinano sempre di più e con l’arrivo di colossi dello streaming come Netflix e Amazon Prime video mettono “sottosopra” le regole del gioco.


Prof. NETFLIX

Alcuni degli esempi più belli di Guerrilla Marketing li possiamo trovare proprio nel tanto amato mondo delle serie tv. Come ci insegna Netflix sta tutto nel creare l’hype attorno all’uscita di una nuova serie o di una nuova stagione. Per l’uscita della seconda stagione di Stranger Things, Netflix ha pensato di tappezzare Milano con strutture uscite direttamente dal sottosopra incitando i passanti a chiamare un numero telefonico, il risultato? “Hello, it’s me Dustin” che da indicazioni su dove avvistare i Demogorgoni per la città di Milano. Che dire? Una call to action magistrale!






HBO ci insegna che non sempre tutte le ciambelle vengono col buco

Sebbene HBO non abbia alcun bisogno di pubblicizzare l’ultima stagione di Game of Thrones, durante il break pubblicitario del Super Bowl è stato trasmesso uno spot off-brand di Bud Light con il cast di Game of Thrones creando uno scenario alquanto bizzarro e non proprio apprezzato dal pubblico.




Probabilmente è stata più azzeccata la campagna di Guerrilla Marketing creata sempre per GoT in cui il teschio di un drago campeggia in una spiaggia di Dorset.




BRACCIA MOZZATE IS THE NEW BLACK

Forse The Sopranos, The Walking dead e Dexter vengono curati dalla stessa agenzia marketing?








Gli esempi di adv ben riusciti sono infiniti, tant’è che negli ultimi anni il marketing dell’intrattenimento è diventato un punto focale, sia per i canali televisivi sia per le piattaforme streaming. L’obiettivo di tutti è lasciare senza parole lo spettatore, attraverso contenuti e strategie studiati ad hoc. L’era che stiamo vivendo è senz’altro la più coinvolgente e vede la sua evoluzione giorno dopo giorno, complice il fatto di volersi spingere sempre più oltre, fino a farci sentire protagonisti di una puntata distopica di Black Mirror. Tanto quello che importa è che se ne parli.

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